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Documentazione
» Lente di ingrandimento Statuto AICEP
Borse elettriche
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Intervento del 17/01/2006 Intervento AICEP INTERVENTO DEL PRESIDENTE DI AICEP NINO G.B. MORGANTINI ALL’AUDIZIONE DEL 17/01/2006 PRESSO LA X COMMISSIONE DELLA CAMERA NELL’AMBITO DELLA “INDAGINE CONOSCITIVA SULLE PROSPETTIVE DEGLI ASSETTI PROPRIETARI DELLE IMPRESE ENERGETICHE E SUI PREZZI DELL’ENERGIA IN ITALIA” Le industrie associate in AICEP – Associazione Italiana Consumatori Energia di Processo (vedi elenco sotto) - rappresentano Gruppi Industriali, i cui stabilimenti consumatori sono “ad alta intensità energetica”. Gli stessi hanno la caratteristica di impiegare grandi quantità di energia elettrica in lavorazioni a ciclo continuo, giorno e notte (festivi compresi), con altissima utilizzazione della potenza impegnata. L’incidenza dei costi energetici sui costi complessivi delle loro produzioni è elevatissima (l’insieme di queste caratteristiche li definisce come utenti di tipo AICEP). AICEP rappresenta 24 imprese “energy intensive”. Il totale del consumo e’ di 16 miliardi di chilowattora all’anno, ossia più del 10% del consumo industriale italiano e circa il 5% del consumo totale nazionale. Le imprese associate sono: ALCOA TRASFORMAZIONI, ALFA ACCIAI, ALTAIR CHIMICA, AVIR, BASELL POLIOLEFINE IT., BECROMAL, BORMIOLI ROCCO & FIGLIO, BUZZI UNICEM, CRION PRODUZIONI SAPIO, ENI, INEOS VINYLS ITALIA, ITALCEMENTI, ITALGHISA, LINDE GAS ITALIA, MEMC EL. MATERIALS, OMYA, PILKINGTON ITALIA, PORTOVESME, RIVOIRA, ST. GOBAIN VETRI, SOL, SOLVAY CHIMICA ITALIA, TREIBACHER SCHLEIFMITTEL, ZIGNAGO VETRO. Il problema esistenziale di tali attività produttive è stato chiaramente e pubblicamente manifestato nella giornata AICEP di Roma del 5 luglio 2005. Gli atti del convegno sono disponibili sul sito internet dell’Associazione: www.aicep.it La comunicazione di oggi verte su quattro temi principali: • Lo scenario di riferimento del mercato elettrico in Italia; • L’eccessivo impatto degli oneri di sistema e di dispacciamento • Le anomalie della normativa UE sul “cross border” nella realtà italiana; • La salvaguardia delle industrie nazionali ad alta intensità energetica. Tema 1 - Lo scenario di riferimento del mercato elettrico in Italia 1a) - La attuale struttura dell’offerta Il fabbisogno nazionale è coperto per circa l'85% da produzione nazionale che utilizza in modo estensivo il gas naturale. I quattro quinti della produzione provengono da sei gruppi industriali nell'ambito dei quali Enel detiene ancora una quota di poco inferiore al 50%. Ciò consente ad Enel di mantenere una posizione dominante dalla quale, detenendo circa la metà degli impianti di base, la quasi totalità degli impianti di punta e di quelli di pompaggio, l’azienda in questione riesce ad imporre se stessa in quasi ogni zona come produttore indispensabile e, conseguentemente, ad imporre il proprio prezzo a tutto il mercato italiano. 1b)- La attuale struttura del Mercato I confini geografici del mercato all’ingrosso di energia elettrica in Italia non possono, di fatto, estendersi oltre quelli nazionali. In aggiunta, la quantità di energia elettrica importabile, limitata dalla scarsa capacità di interconnessione tra Italia ed estero, è una risorsa costantemente congestionata. Conseguentemente i prezzi esteri, più bassi all’origine, non solo non possono svolgere un benefico ruolo “calmieratore” dei prezzi nazionali ma, anzi, per gli operatori titolari di capacità di trasporto sulle interconnessioni, costituiscono una cospicua fonte di profitto alimentata dal differenziale esistente tra i prezzi esteri di acquisto e i prezzi di vendita all’ingrosso sul mercato italiano. Tale profitto solo in minima parte è trasferito nei prezzi praticati ai clienti idonei, utenti finali del mercato libero. 1c) - La futura evoluzione del Mercato La situazione appare destinata a rimanere inalterata ancora per lungo tempo a causa dell’esistenza di barriere all’ingresso sul mercato all’ingrosso dell’approvvigionamento elettrico. Tanto la costruzione di nuove centrali di generazione, quanto la realizzazione di nuove linee di interconnessione con l’estero, rappresentano complesse attività ad alta intensità di capitale, connotate da investimenti fortemente specifici, sottoposte ad una serie di autorizzazioni amministrative avversate dalle popolazioni insediate nei territori potenzialmente interessati da questi impianti. Ciò implica la necessità di interventi di politica industriale nel settore elettrico che non siano solo limitati alla mera fissazione di tetti all’operatore dominante ma, “in primis”, alla reale volontà di condizionare il ruolo di ENEL attraverso misure di reale apertura dei mercati in termini di superamento delle congestioni di rete, sviluppo e rinnovo dei parchi di generazione, avvio dei mercati a copertura del rischio, nuova razionale ed efficiente ubicazione degli impianti futuri, realizzazione di investimenti in nuove capacità di interconnessione con l’estero. Tema 2 – L’eccessivo impatto degli oneri di sistema e di dispacciamento Nel corso degli ultimi anni gli oneri di sistema (componenti A e UC) e gli oneri di dispacciamento sono progressivamente aumentati incidendo in maniera sempre più importante sul prezzo complessivo dell’energia. Per il 2006 la delibera 299/05 prevede, per un’utenza dell’ordine di 100 GWh/anno, dei livelli intorno a 12 €/MWh, di cui 9 €/MWh per la sola componente A3, per le componenti A e circa 10 €/MWh per gli oneri di trasporto e dispacciamento. L’insieme dei due rappresenta circa il 25 % del costo totale dell’energia elettrica resa al punto di prelievo, con fornitura sul mercato vincolato. Questo, ed in particolare quanto concerne gli oneri di sistema, è un fatto puramente italiano, che non trova riscontro negli altri Paesi UE e provoca di conseguenza un’ulteriore perdita di competitività per le nostre imprese. Tema 3 - Le anomalie della normativa UE sul “cross border” nella realtà italiana 3a)- Le aspettative dei grandi consumatori in Italia In Italia, di fatto, la liberalizzazione vagheggiata dalla regolamentazione europea si è tradotta in un meccanismo dagli effetti perversi che incentiva la creazione di “un mercato altamente manipolabile” da parte dei produttori (uno scenario di “oligopolio di fatto”) in cui il kWh continua a divenire sempre più caro. Sul mercato vincolato le utenze di tipo AICEP hanno subito nel 1° trimestre 2006 un aumento dell’ordine del 15 % rispetto allo stesso trimestre del 2005 . Il prodotto “elettricità”, infatti, è un prodotto sul quale una liberalizzazione incondizionata non funziona per una ragione tecnica fondamentale: l’elettricità, a differenza di tutte le altre commodities, non si immagazzina e per molti impieghi non è sostituibile con altre fonti di energia; in questa realtà la tanto decantata “libertà di scelta” si traduce solo nella …“libertà di pagare più cara l’elettricità”. Il meccanismo d’asta promosso dal regolamento europeo ha nettamente favorito il business dei traders e dei produttori dominanti, non certo dei clienti finali: i fatti hanno evidenziato che per l’elettricità è proprio l’asta al rialzo ad essere la più discriminatoria: favorisce chi può spendere di più ed esclude i clienti finali più sensibili. I grandi consumatori ritengono, invece, che l'assegnazione di una risorsa scarsa, quale la capacità di interconnessione, debba essere amministrata e regolata nel ristretto ambito di scelte politiche, industriali ed economiche che, salvaguardando quelle attività produttive più sensibili al costo dell'elettricità come auspicato dalla legge 239/04 detta legge Marzano, impediscano la cessazione di attività industriali primarie in Italia ed il conseguente trasferimento all'estero di valore aggiunto nazionale. Purtroppo l’unico grande indirizzo generale di politica energetica fornito nella legge richiamata non ha ancora trovato attuazione. 3b)-Il Regolamento Europeo sugli scambi interfrontalieri di elettricità I meccanismi d’asta previsti dal Regolamento europeo 1228/03 sugli scambi di elettricità “cross border” rappresentano un consistente onere improprio, tanto per i consumatori italiani quanto per il sistema economico nazionale nel suo insieme: la messa all’asta della capacità di import in Italia non può far altro che portare il prezzo dell’energia estera al livello di quella italiana, così annullando ogni possibile vantaggio economico atteso dalla importazione e, per di più, trasferendo dai 300 ai 400 milioni di euro/anno dai consumatori italiani agli operatori esteri. Il risultato di questo meccanismo, nei fatti, favorisce e consolida gli alti livelli di prezzo medio che il produttore nazionale dominante riesce a praticare sul mercato elettrico italiano, incluso quello delle risorse per il dispacciamento e la riserva di potenza. 3c)-La definizione di limiti alla applicabilità del regolamento europeo Il regolamento europeo vuole regolare lo “scambio” di energia elettrica sulle interconnessioni frontaliere, coordinate e gestite da due diversi gestori nazionali della rete; il comune concetto di “scambio”, però, presuppone l’esistenza di significativi flussi fisici bidirezionali di energia. Tutta la frontiera Italiana (fatta eccezione per i modesti quantitativi erogati a Corsica, Repubblica di San Marino e Città del Vaticano) è caratterizzata, in realtà, da un costante flusso monodirezionale in ingresso, ben lontano dalla situazione di alternanza posta alla base del concetto stesso di scambio. In questa situazione l’applicazione di “sistemi di mercato” dovrebbe rimanere nell’esclusivo ambito del gestore italiano, spettando al gestore estero unicamente il corrispettivo per il servizio di trasporto prestato fino alla frontiera. Si dovrebbe quantomeno rispettare un criterio di proporzionalita’ tra la competenza e grandezza dei flussi in ingresso. Considerata la situazione che caratterizza i flussi in ingresso alla frontiera italiana ogni altro tipo di reddito riconosciuto al gestore estero, non può non ricadere nella logica di un immotivato (se non illecito) arricchimento a carico dei consumatori italiani, un vero e proprio dazio incompatibile con quella stessa normativa europea che sancisce la libera circolazione delle merci tra tutti i Paesi della UE. Dunque, è necessario che le Istituzioni nazionali e della UE, preso atto della struttura del mercato elettrico italiano, con immediatezza deliberino la sospensione di ogni meccanismo di mercato oneroso gravante sul regime di “transito” (e non scambio) dell’energia estera diretta alla frontiera italiana. Tale regime transitorio deve sussistere almeno fino a quando non sarà concretamente riscontrata l’esistenza di ricorrenti e significativi flussi bidirezionali di energia, in quantità tale da determinare un vero regime di “scambio”. Tema 4 - La salvaguardia delle industrie nazionali ad alta intensità energetica 4a) - La definizione della categoria La legge Marzano (Legge 239/04) di “Riordino del settore energetico”, all’unico articolo 1, punto 3, stabilisce che gli obiettivi generali di politica energetica del Paese, il cui conseguimento è assicurato dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas, dalle regioni e dagli enti locali sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione, adeguatezza e leale collaborazione dallo Stato, sono, tra gli altri: la valorizzazione delle importazioni per le finalità di sicurezza nazionale e di sviluppo della competitività del sistema economico del Paese e la salvaguardia delle attività produttive con caratteristiche di prelievo costanti, con alto fattore di utilizzazione dell’energia elettrica ed elevata sensibilità al costo dell’energia. Per dare concreta attuazione alla legge del 2004, è indispensabile che il MAP definisca con urgenza i requisiti produttivi / economici / occupazionali delle attività produttive da ammettere al regime di salvaguardia. Una volta attuata la legge Marzano, ogni impresa in possesso dei requisiti prescritti, previa omologazione del MAP, entrerebbe a pieno diritto nello specifico regime di salvaguardia che la stessa legge individua come strumento di politica energetica 4b) - I principali interventi di salvaguardia Oltre alla sospensione del regolamento “cross border” in considerazione della permanente condizione di flusso monodirezionale di import dell’energia in Italia (e non di uno scambio commerciale bidirezionale), anche altri adeguati provvedimenti potrebbero legittimamente essere emanati dal MAP senza creare alcun conflitto con l’Unione Europea e, in primis, quelli indicati nei punti che seguono: • Assegnare al solo Gestore italiano il diritto esclusivo di allocazione del 100% (o di una percentuale che nel tempo segua lo sviluppo dei flussi bidirezionali che si creeranno) della capacità delle linee di interconnessione con l’estero che, di fatto, sono ad oggi sostanzialmente destinate al transito a senso unico di energia importata in Italia, senza scambio commerciale significativo riconducibile ad esportazioni di energia italiana oltre frontiera. • Riservare il 10% della totale capacità di importazione (circa 725 MW appena sufficienti a coprire circa il 20 % del loro fabbisogno) alle imprese ammesse al regime di “salvaguardia” ex legge 239/04 art.1-c/3m, con allocazione gratuita delle loro quote di capacità e contestuale vincolo di restituzione gratuita delle quote (o loro frazioni) da esse ricevute in assegnazione ma non utilizzate. • Non assoggettare al pagamento di alcun onere, o diritto di utilizzo della capacità, tutta l’energia introdotta in Italia attraverso le bande di capacità comunque assegnate alle imprese ammesse al regime di “salvaguardia” ex legge 239/04 art.1-c/3m. • Non assoggettare l’energia prelevata in fascia F4, dalle imprese ammesse al regime di “salvaguardia” ex legge 239/04 art.1-c/3m, al pagamento di alcun onere di trasmissione e dispacciamento. • Non assoggettare l’energia prelevata in fascia F4, dalle imprese ammesse al regime di “salvaguardia” ex legge 239/04 art.1-c/3m, al pagamento degli oneri di sistema (maggiorazioni “A” e “UC”). • Non assoggettare l’energia prelevata in fascia F4, dalle imprese ammesse al regime di “salvaguardia” ex legge 239/04 art.1-c/3m, al pagamento di alcun onere ricollegabile al regime di allocazione delle emissioni e conseguente alla normativa ambientale che la UE ha reso esecutiva con l’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto. 4c)- La realizzazione di nuove linee dirette con l’estero La delibera AEEG n.151/02 prevedeva la possibilità di costruire linee di interconnessione da parte di privati, i quali, a compensazione degli investimenti, avrebbero ricevuto il diritto all’80 % dell’incremento di capacità per un periodo di 10 anni dall’entrata in servizio delle linee stesse. Seppure a medio–lungo termine, ciò lasciava intravedere alle imprese "sensibili" una concreta possibilità di ridurre il loro infrastrutturale gap competitivo, approvvigionandosi alle stesse fonti degli omologhi concorrenti europei ed alle stesse condizioni economiche. Nonostante il tempo passato ed i notevoli oneri di studio e progettazione sostenuti da molte imprese "sensibili", non è stato assegnato nessuno dei progetti di linee dirette presentati ...tre anni or sono! A valle della legge Marzano del 2004, in sede di applicazione del decreto ministeriale n.256 del 26 ottobre 2005, AICEP ritiene che sia ormai necessario un rapido sblocco della situazione con una precisa linea politica in cui le assegnazioni debbano prioritariamente essere rivolte ad imprese ammesse al regime di “salvaguardia” ex legge 239/04 art.1-c/3m, con il vincolo della importazione di energia per autoconsumo e poi, solo in seconda istanza, a commercianti e traders. Sarebbe inoltre opportuno per evidenti ragioni di economicità nella progettazione, che si tenessero come validi (ove ciò non fosse impossibile per fatti sopravvenuti) i progetti presentati nel 2002. Si allegano due grafici, che indicano rispettivamente l’evoluzione degli oneri di sistema e l’andamento dei prezzi negli ultimi anni. Scarica il file PDF Autore: Nino G.B. Morgantini Fonti: |
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