Documentazione

» Lente di ingrandimento



Statuto AICEP

  • Edizione 2006


  • Borse elettriche








    Intervento del 30/06/2005

    Intervento di AICEP

    Intervento di AICEP alla Audizione indetta dalla AEEG a Roma il 30 giugno 2005, ore 16,30

    L’intervento di Aicep viene presentato dal Dr. Giorgio Jorizzo, a ciò delegato dal Presidente di Aicep, ing. Nino G.B. Morgantini, che a suo tramite porge le proprie scuse per non poter essere presente di persona alla audizione.

    Il Dr. Jorizzo, pertanto, a nome di AICEP ringrazia l’Autorità per l’invito ricevuto ed evidenzia come Aicep ritenga positiva l’iniziativa dell’Autorità per una più ampia consultazione degli interessati (organizzazioni e singoli operatori) che possa portare ad una migliore conoscenza dei problemi e alla adozione di misure adeguate alla tuttora permanente situazione di transizione verso il mercato libero dell’energia; passa pertanto ad esporre la seguente posizione di Aicep sui temi previsti all’ordine del giorno in tema di elettricità.

    a) prospettive di liberalizzazione del mercato elettrico

    Aicep ha sempre contrastato la politica dell’ottimismo in materia di attuazione del mercato unico dell’energia e, anche sulla base dell’esperienza di questi primi nove anni di attività dell’Autorità, deve purtroppo constatare che il periodo transitorio durerà per molti anni ancora.
    In questa occasione AICEP ritiene utile fare una generale riflessione sulla realtà della evoluzione del mercato elettrico e sulla necessità di una maggiore attenzione a risolvere i problemi più immediati e contingenti.
    In materia di produzione e trasmissione, in particolare, i passi avanti che si sono fatti non hanno veramente inciso sul sistema nel senso che, probabilmente, le realizzazioni sarebbero state le stesse anche in un sistema monopolistico responsabile della garanzia della fornitura di energia elettrica all’utenza italiana.
    Riteniamo quindi che sia opportuna una più incisiva azione in questo comparto e ben al di là della visione teorica di un nuovo prossimo assetto della produzione che, nella realtà invece, porterà solo alla formazione di un oligopolio fra partecipanti ancora troppo deboli rispetto a quello che resta ancora in mano di Enel.
    Il rallentamento negli investimenti conseguente al rinvio all’ingresso operativo di EDF sul mercato italiano, e non solo ciò - basti tenere presente le sistemazioni finanziarie conseguenti a partner industriali italiani -, hanno lasciato spazio a soluzioni per il mantenimento nel tempo di posizioni dominanti del mercato e, quindi, al differimento nel tempo della competizione sul mercato.
    Allungandosi i tempi di attesa per l’effettiva disponibilità di nuove centrali in regolare ed efficace servizio, resta indispensabile, per la sicurezza delle forniture, prevedere che, almeno per tutto il transitorio, possa essere garantita una attenta gestione delle risorse di interrompibilità, istantanea e non, di carichi elettrici concentrati e/o distribuiti, quale più economico strumento di riserva dinamica del sistema elettrico nazionale.
    La rilevante posizione di Edison nel settore della produzione, con nuove centrali autorizzate prevalentemente nel centro-sud, giustifica una richiesta di monitoraggio sulla effettiva esecuzione ed avanzamento dei lavori, indipendentemente dal già molto gravoso iter autorizzativo e dal gradimento delle comunità locali.
    Ciò che interessa ai consumatori, infatti, per accorciare i tempi della transizione, è il controllo tanto della effettiva esecuzione delle centrali, quanto del potenziamento delle linee in grado di garantire il flusso dell’energia sul territorio: ad una possibile inefficienza in questo settore, infatti, potrebbe corrispondere uno scarso utilizzo degli impianti per i tempi lunghi richiesti dall’adeguamento delle infrastrutture.
    Sotto questo profilo sarebbe opportuno che l’Autorità aprisse un dibattito sulla opportuna riorganizzazione della ripartizione zonale del mercato italiano che ha frammentato, per motivazioni tecniche non molto chiare, quello che era il mercato unico del monopolio e che, a suo tempo, era stato argomento tecnico non trascurabile per la nazionalizzazione e la unificazione della rete e delle tariffe.
    E’ necessario, infatti, poter rimuovere ogni sovrastruttura organizzativa di carattere zonale che, alla fine, finisce solo per determinare stratificazioni economiche del mercato capaci di rallentarne la effettiva evoluzione nel tempo.
    I segnali di prezzo zonali non hanno dato i loro effetti: essi, da soli infatti, non possono rimuovere né le difficoltà finanziarie degli operatori, già gravati dalla pesante esposizione iniziale per l’acquisizione degli assets patrimoniali dal Tesoro, né tutte le difficoltà autorizzative, nel tempo accresciutesi con la moltiplicazione dei poteri di intervento locali, con cui sarà inevitabile fare i conti, visto che…. sarà difficile poter imporre la costruzione di impianti con l’assistenza dei “carabinieri”.

    Questa struttura “zonale” del mercato merita di essere affrontata e risolta perché “le zone” non finiscano per essere un’ulteriore oasi di tranquillità per chi oggi vi domina e ne trae benefici.


    b) prospettive di importazione nel mercato elettrico italiano

    AICEP, sempre nella realistica disamina della transizione, ritiene urgente un ripensamento sulla disciplina dei flussi di energia dall’estero, tenuto conto dell’asimmetria esistente nel mercato europeo della produzione e del conseguente elevato divario di prezzo con la produzione italiana.
    L’importazione di energia elettrica, che già nel passato regime di monopolio legale era stata fortemente potenziata anche grazie al rimborso dell’onere termico riconosciuto all’importatore ENEL anche su questa quantità di energia, oggi copre oltre il 15% del mercato nazionale (unico paese in Europa!) ed è divenuta una necessità strutturale nel sistema elettrico italiano.
    E’ nota la contrapposizione di AICEP al sistema delle aste finalizzato a far lievitare i costi, ed è altrettanto nota la contrarietà della rappresentanza politica italiana al Parlamento Europeo, all’atto del voto sul regolamento 1228 (Cross border) quando, finalmente il potere politico si accorse che ciò che era auspicato e voluto dalle autorità amministrativa e regolatoria italiane, era nettamente contrario agli interessi economici del nostro Paese.
    Gli adattamenti che si sono trovati nel suo primo anno di applicazione non hanno risolto il problema di fondo del flusso unidirezionale verso l’Italia delle importazioni, condizione unica nel mercato europeo, che deve necessariamente adottare una diversa strumentazione dei poteri di intervento per evitare che, come accaduto nel 2005, il differenziale di prezzo sia acquisito dai produttori/gestori esteri per una produzione con un minore valore economico all’origine, per sua natura non immagazzinabile, che alla fine si traduce per detti operatori in maggiori profitti o, addirittura, in abbattimenti tariffari per l’energia venduta nel proprio territorio.
    Quanto accaduto con le importazioni 2005 dalla Francia, per la pur modesta capacità residuale rimasta nella disponibilità dell’esportatore ( anche se leggibile come azione di contrasto alla politica italiana verso EDF ) ha di fatto legalizzato l’acquisizione di un beneficio consentito dalla regolamentazione elaborata a Bruxelles.
    Ora, per il 2006, sembra probabile che anche altri paesi confinanti, compresa la Svizzera ove come noto sono intervenuti nuovi assetti sulla rete di trasmissione, adottino analoghi sistemi.
    Sicchè anche il possibile rientro della posizione francese ( peraltro non esplicitata negli accordi intervenuti con EDF ) per un ritorno alla precedente gestione congiunta della assegnazione della capacità di interconnessione, non comporterà un efficace miglioramento della posizione italiana.
    Tutta la materia delle interconnessioni e dei vantaggi economici supplementari che, nella attuale situazione, da essa derivano agli operatori esteri, e non solo a quelli della UE, deve essere rivista per l’anno 2006 rivendicando all’Italia una più incisiva e diretta partecipazione alla gestione del flusso strutturale unidirezionale delle importazioni di energia verso l’Italia.
    E’ quindi auspicabile il superamento della impostazione adottata fino ad oggi anche valutando attentamente la esecuzione del regolamento cross border negli scambi degli altri paesi e degli effetti che ne sono derivati sulla formazione dei prezzi.
    Gli operatori italiani hanno diritto a una regolazione comunitaria che determini trattamenti di prezzo e condizioni paritarie rispetto a quelli praticati sui mercati di produzione; le normative europee non possono portare, con artifici di varia natura, a determinare lievitazioni dei prezzi fino al più alto livello della produzione nazionale.
    In tale situazione si impone una documentata richiesta di sospensione di norme che, in nome di un mercato unico che nell’attuale periodo transitorio non esiste, danneggiano solo il nostro Paese.
    Non è, per esempio, facilmente accettabile che per la fornitura pluriennale di EDF ad Enel, contrattata a suo tempo da Enel in aperto contrasto con l’Autorità ed oggi trasferita all’Acquirente Unico, si debbano pagare prezzi superiori del 25-30% a quelli pagati dall’A.U. a EDF per i contratti di forniture a carattere annuale. Sono eredità pesanti del regime di monopolio legale che vanno dibattute e rese note anche per valutare l’effettivo impatto delle importazioni sul mercato elettrico italiano.
    Aicep ritiene che vi siano validi elementi per rinegoziare o rivendicare una diversa gestione delle importazioni, anche dalla Svizzera, evitando la permanenza o il rafforzamento di rendite di posizione.

    c) Le aspettative per una più competitiva importazione nel mercato elettrico italiano

    In questo quadro non trova comprensione il ritardo da parte italiana nel concedere le previste autorizzazioni per le linee dirette di importazione private, previste dalla normativa dell’autorità, dal regolamento comunitario e dalla legge italiana.
    Un ritardo che non trova ormai altra motivazione se non quella di voler prolungare nel tempo la situazione attuale, frutto di una visione frammentata della questione e che, in ogni caso, se non chiarita, legittima il sospetto di un conflitto di interessi fra lo Stato regolatore del mercato elettrico e lo Stato proprietario di assets industriali da collocare sul mercato finanziario, la cui valutazione potrebbe essere compromessa da una diversa struttura degli approvvigionamenti di energia da parte degli utenti.
    Quanto alle assegnazioni delle quote di importazioni, AICEP ha sempre rivendicato la necessità di esclusione di ogni onere aggiuntivo e la necessità di assegnazione diretta, o tramite consorzi, agli utenti industriali per la necessità di superare, ove possibile, ogni intermediazione commerciale non gestita direttamente dall’utente.
    Analogamente, non è favorevole all’utente la limitazione/obbligo di rifornirsi dal titolare del contratto di dispacciamento che si è dimostrato, come applicato nel 2005, limitativo della possibilità di ricorrere a possibili forniture di integrazione con energia a condizioni più favorevoli.
    La limitazione che di fatto si instaura con la delimitazione del numero di operatori, riduce la concorrenza a vantaggio dei soliti operatori principali.
    Far confluire nello stesso contratto di dispacciamento partite di energia provenienti da diversi operatori, invece, può favorire anche una presenza di operatori minori, di fatto eliminando regimi di esclusiva che non trovano giustificazioni reali in obbiettive difficoltà tecniche.
    Inoltre la assegnazione di una risorsa scarsa non può non tenere conto di criteri di selettività per una salvaguardia, non a parole, della competitività di alcuni comparti industriali.
    Non è possibile ignorare questa realtà e continuare a sostenere criteri di eguaglianza fra posizioni diverse sostanzialmente; nessuno può negare che tutti gli utenti italiani pagano l’energia elettrica a prezzi più elevati, nessuno può però sostenere che siano eguali utenti industriali con incidenza del costo dell’energia di pochi punti percentuali rispetto a utenti che impiegano, per esempio l’energia come materia prima e che solo dalla copertura di una aliquota sufficiente del loro fabbisogno con energia a più basso prezzo, cioè quella di importazione, possono attenuare l’elevata incidenza del costo dell’energia.
    Continuare a sostenere che le assegnazioni di bande di importazione selettive, sulla base di criteri obbiettivi, determinano discriminazioni significa non rendersi conto che la cosiddetta “eguaglianza”deve registrarsi fra utenti con le stesse caratteristiche, mentre non si viola certamente alcuna regolamentazione comunitaria ove siano adottate misure di intervento per specifiche utenze per ricondurre i prezzi dell’energia al livello pagato dai concorrenti esteri dello stesso comparto produttivo.
    AICEP sollecita la applicazione della legge 239 perché siano indicati i comparti sensibili al costo elettrico con le caratteristiche indicate dalla legge medesima e che tale normativa possa trovare applicazione, per esempio, già con la disciplina delle importazioni per l’anno 2006.
    Al riguardo ha sorpreso la considerazione dell’Autorità, svolta nella relazione al Parlamento, per cui”vanno evitati ulteriori impegni (ad esempio estensioni temporali e settoriali di agevolazioni tariffarie per alcuni soggetti industriali) “dal momento che tali valutazioni vengono purtroppo distorte ed intese come preclusive anche di provvedimenti che non necessariamente rispondono alla norma di base di non imporre ai produttori “l’applicazione di tariffe inferiore ai loro costi, operazione peraltro non realizzabile per i partecipanti al mercato libero e quindi alla totalità della vera utenza industriale.

    d) Occorre un rapido sviluppo della procedura di valutazione di impatto della regolazione

    Aicep ritiene molto importate l’azione che si ripropone l’Autorità con la procedura di valutazione dell’impatto della regolazione,comunitaria e nazionale, sul mercato dell’energia ed auspica che il suo sviluppo possa dare quel necessario contributo di documentazione e chiarezza sulla situazione attuale: un mercato transitorio in marcia verso l’auspicabile libero mercato unico europeo dell’energia elettrica nel quale, alla visione strategica di non prossima attuazione del mercato unico, si affianchi la valutazione dei necessari adattamenti per superare condizioni adeguate alla sopravvivenza delle industrie sensibili nel periodo transitorio che, purtroppo, sarà ancora molto lungo.


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    Autore: Dr. Giorgio Jorizzo

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