Documentazione

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Statuto AICEP

  • Edizione 2006


  • Borse elettriche








    Memorandum del 13/02/2003

    Memorandum

    MEMORANDUM
    13 febbraio 2003

    Posizione di Aicep sulla salvaguardia dei “consumatori continui”
    ad alta intensità energetica


    AICEP ha in più occasioni chiaramente manifestato alle Istituzioni la propria preoccupazione per le conseguenze dell’elevato livello “strutturale”dei prezzi dell’energia elettrica del mercato italiano sulla perdita di competitività dell’industria ed in modo particolare per le imprese dei settori rappresentati da Aicep più esposti alla concorrenza internazionale . Sono imprese installate su tutto il territorio nazionale, molto efficienti, con la caratteristica di avere una elevata incidenza del costo dell’energia elettrica impiegata come materia prima nelle loro produzioni . Esse devono competere con analoghe imprese di altri paesi che fabbricano gli stessi prodotti (liberamente circolanti sul mercato italiano e su quelli esteri) ma che beneficiano di prezzi dell’energia elettrica molto più bassi,anche la metà di quelli italiani . Queste imprese rischiano di chiudere le loro attività se non si dà loro concretamente la possibilità di accedere a forniture anche parziali ma significative di energia di importazione in modo da poter abbassare sensibilmente il prezzo medio di acquisto e far fronte alla concorrenza. Enormi sarebbero le conseguenze di una chiusura di tali attività sul piano dell’occupazione (diretta ed indiretta) e più in generale dell’economia .


    Ciò premesso, diamo atto al MAP di aver cercato di migliorare la situazione per il 2003 con alcune misure come l’aumento delle assegnazioni prioritarie di capacità sull’interconnessione con l’estero agli interrompibili . Purtroppo però tali misure non sono sufficienti e si sarebbe potuto fare molto meglio sia nella sostanza che nelle modalità applicative . Si sarebbe potuto assegnare una quota prioritaria sull’estero anche ai consumatori continui ad elevata utilizzazione particolarmente sensibili al costo elettrico.

    L’assegnazione con gare d’asta delle quote di energia ex CIP6 ha portato un incremento dei prezzi di acquisto del 20% , ad un livello tale da escludere proprio buona parte dei grandi consumatori più bisognosi di energia a prezzo contenuto per i quali erano state previste tali quote.

    In una situazione strutturale asimmetrica del mercato italiano rispetto a quello europeo, data dalla diversità dei prezzi dell’energia elettrica che in Italia sono praticamente il doppio di quelli europei, dovrebbe essere palesemente riconosciuto e condiviso il principio che l’assegnazione di una risorsa scarsa, che nel caso specifico si configura nella capacità di importazione di elettricità, appartiene di diritto alla sfera della politica industriale più che a quella di mera regolamentazione .


    Anche per il 2003, invece, alle imprese nostre associate sono state assegnate “ fettine“ di capacità di importazione nemmeno sufficienti a coprire mediamente il 10% del loro fabbisogno!



    Alleghiamo al riguardo le segnalazioni ricevute da alcuni nostri associati.









    PER QUESTE RAGIONI AICEP RICHIEDE URGENTI INTERVENTI DEL GOVERNO FINALIZZATI ALLA INDIVIDUAZIONE DI UNA CHIARA SCELTA DI POLITICA NAZIONALE TRA DUE OPZIONI TRA LORO OPPOSTE E ALTERNATIVE:
    ______________________________________________________________________________


    A) PERDITA DI COMPETITIVITA’ FINO ALL’ABBANDONO E CHIUSURA DI TALUNE ATTIVITA’ AD ALTA INTENSITA’ ENERGETICA IN ITALIA CON TRASFERIMENTO ALL’ESTERO DELLE PRODUZIONI E DEL LORO VALORE AGGIUNTO.

    ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

    B) SOSTEGNO DELLE ATTIVITA’ AD ALTA INTENSITA’ ENERGETICA ANCORA OPERANTI IN ITALIA CON LA CONCESSIONE DI UN LORO ACCESSO DIRETTO ALLE CAPACITA’ DI IMPORTAZIONE DI ENERGIA ELETTRICA, IN MISURA PIU SIGNIFICATIVA IN RELAZIONE AL LORO FABBISOGNO .




    AICEP, ovviamente, si augura che il Governo possa condividere e riconoscersi nell’obiettivo primario di: salvaguardare la localizzazione nel territorio nazionale delle attività produttive ad alta intensità energetica sensibili al costo elettrico –



    AICEP, inoltre, dando per scontato che la contrattazione bilaterale avrà pieno diritto di libera esistenza accanto ad una borsa elettrica intesa come libera opportunità e non come obbligo per gli operatori, ritiene che i principali nodi da affrontare e sciogliere per poter valutare la suddetta opzione B) siano i seguenti:



    1) Identificazione e riconoscimento della categoria dei “consumatori continui”.

    2) Trasferimento degli oneri di sistema (componenti A) alla fiscalità generale.

    3) Armonizzazione degli oneri derivanti dalla quota di energia rinnovabile.





    Infatti:





    I “consumatori continui” interrompibili e non (con almeno 10 MW e più di 7000 ore annue di utilizzo della potenza) debbono poter finalmente vedere pubblicamente ed inequivocabilmente riconosciuto il loro diritto ad un trattamento differenziato rispetto alla generalità dell’utenza: la loro presenza rappresenta un reale beneficio per il sistema elettrico nazionale in termini di migliore e più razionale utilizzo delle strutture e delle risorse di generazione e trasmissione dell’energia elettrica. Sembrerebbe perciò del tutto corretto, logico e trasparente che a fronte di tale beneficio esistessero, come equa contropartita riservata solo a questa tipologia di consumatori, tariffe “ad hoc” nel mercato vincolato e quote prioritarie di capacità di importazione nel mercato libero.


    I costi aggiuntivi posti a carico dei consumatori attraverso le componenti “A” per la copertura degli oneri di sistema rappresentano, in più, un ulteriore elemento di aggravio dei costi energetici delle imprese italiane. Il loro trasferimento alla fiscalità generale eliminerebbe una importante voce di costo e ricondurrebbe il pagamento di “prestazioni patrimoniali imposte” nell’ambito della capacità contributiva imponibile alle persone (giuridiche e fisiche) anziché sui loro consumi elettrici.


    Il previsto incremento di quota obbligatoria di energia da fonti rinnovabili costituisce una ulteriore nuova asimmetria tra i consumatori italiani ed i loro omologhi del mercato elettrico europeo. Non sembra necessario creare ulteriori oneri in più rispetto alla normativa comunitaria, ripetendo nuovamente quanto già avvenuto con la “carbon tax”; sembrerebbe molto più ragionevole ed oculato intervenire sull’argomento in un quadro di armonizzazione a livello europeo che non aggravi ulteriormente la già pesante divaricazione esistente tra l’Italia e gli altri Paesi UE.


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