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Documentazione
» Lente di ingrandimento Statuto AICEP
Borse elettriche
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Manifesto del 13/07/2001 Manifesto MANIFESTO per il 2002 1. Prospettive 2002 A cinque mesi dell’inizio del 2002, le prospettive per il mercato elettrico del nuovo anno continuano ad essere seriamente allarmanti per i Consumatori altamente “sensibili” al costo elettrico. In Italia, il prezzo dell’energia continua ad essere mantenuto più alto di quello europeo. In Europa, invece, continua ad esservi abbondanza di energia a basso prezzo, ma se possono importare quantitativi limitati perché la capacità di trasporto degli elettrodotti continua ad essere scarsa. Solo il 50% circa della già scarsa capacità totale è destinata al mercato libero e ripartito a metà tra GRTN e Gestori confinanti. Inoltre, la metà gestita dal GRTN è ripartita “pro-quota” e assegnata “a fettine” a un numero elevatissimo di soggetti, anche a quelli poco “sensibili” al costo elettrico. Le attuali prospettive per il 2002 non prevedono miglioramenti. Anzi, sono ancora più preoccu- panti, dato l’aumento dei combustibili che, in misura prevalente, alimentano le centrali italiane. E, mentre l’Autorità per l’Energia non ha ancora precisato i futuri criteri per l’import, incombe la minaccia dell’entrata in funzione di una Borsa,che vorrebbe annullare i vantaggi dei “contratti bilaterali” Una tale situazione avvantaggia Produttori, Traders e soprattutto lo Stato italiano. In quanto proprietario dell’Enel, lo Stato italiano è interessato a tenere i prezzi elettrici alti, fino a che non avrà venduto a terzi le azioni, le centrali e gli elettrodotti del colosso elettrico, ex monopolista. 2. Energivori : i veri danneggiati dalla politica energetica Gli unici veri grandi danneggiati dalla attuale politica energetica, non congruente con il presente periodo di transizione, continuano ad essere rappresentati da un ristretto numero di Consumatori real- mente elettro-dipendenti. Sono le Industrie che impiegano l’elettricità come materia prima insostituibile nelle loro produzioni. Per loro, un costo elettrico superiore a quello medio europeo le mette fuori mercato. Nel 2000, il vero volto della Concorrenza elettrica aveva incominciato ad “affacciarsi” in Italia ed alcuni di essi avevano potuto apprezzarne i risultati, perché avevano finalmente potuto importare energia elettrica a prezzi europei. Ma è durato lo spazio di un anno, perché per il 2001 nuove regole hanno vanificato i benefici portati dalla concorrenza europea. I prezzi medi pagati nel 2001 dagli energivori sono superiori del 50% rispetto a quelli spuntati alla importazione nel 2000. Nel 2001, il Cliente Idoneo, che abbia potuto accedere alla situazione più favorevole rappresentata dall’acquisizione di energia “interrompibile” ex Cip 6, ha pagato un prezzo di almeno il 20-30% in più di quello pagato nel 2000 e che ancora oggi è spuntabile in Europa. 3. Principi da rispettare 3.1 Salvare le Industrie di Base Purtroppo vi sono ulteriori casi di Industrie più “sensibili” al costo elettrico che hanno annunciato la chiusura dei propri impianti italiani. Dopo le chiusure di stabilimenti attuate negli ultimi anni da parte di Industrie del magnesio, del carburo di calcio, del cloro-soda, dello zinco elettrolitico e delle ferroleghe, chiudono anche altre Industrie che avevano atteso la liberalizzazione elettrica come l’ancora di salvezza. In ordine di tempo, gli ultimi casi sono quelli della Euroindel (Industria di Ospitale di Cadore a Belluno, produttrice di silicio metallico, indispensabile per la produzione di manufatti in alluminio che aveva finora mantenuto in Italia fabbricazioni fortemente concorrenziate da norvegesi, sudafricani, brasiliani e cileni) e della Comilog (produttrice di ferroleghe in Cairo Montenotte a Savona). Per il settembre prossimo, è stata annunciata la chiusura di Fornileghe (anch’essa produttrice di ferroleghe in Breno a Brescia), la quale ha già chiesto la “mobilità” per il proprio personale. Sono tutte Industrie di Base per le quali l’elettricità è la materia prima principale. Come detto, senza l’elettricità, il processo industriale non si attua. Sono aperte alla concorrenza internazionale, la quale all’estero paga l’elettricità anche meno della metà del prezzo dell’energia di origine italiana. Occorre che le Istituzioni prendano in debita considerazione questa situazione e questo diritto delle utenze che nel 2000 si erano impegnate anche con contratti di acquisto pluriennali (che non costituivano alcun sussidio incrociato!). La mancata salvaguardia di queste Utenze costituisce una vera e propria discriminazione. 3.2. Salvare le Industrie di Base è salvare l’economia italiana Cosa accade in Italia se le Industrie di Base di questo tipo chiudono ? Oltre a minore occupazione e minore industrializzazione, le chiusure determineranno anche disequilibri nella produzione elettrica italiana. Infatti, questo tipo di Industrie di Base, normalmente concentrate in specifiche aree geografiche, ritira l’energia in tutte le ore dell’anno, anche (e, in qualche caso, soprattutto) nelle ore del giorno e dell’anno in cui gli altri utenti, industriali o domestici, hanno “spento”. In conclusione, il mancato ritiro nelle ore meno utilizzate provocherà conseguenze anche nel sistema elettrico italiano. Queste Industrie si salvano solo “lasciandole lavorare”. Cioè, garantendo loro che l’energia da consumare al loro interno possa essere da loro stesse approvvigionata presso i Fornitori più convenienti, in Italia o all’estero senza “balzelli” nè “forche caudine” obbligatorie. 3. Correttivi da apportare 4.1 Compatibilità tra apertura del mercato e offerta - Occorre aver il coraggio di modificare il Decreto Bersani, per rendere compatibile il grado di apertura del mercato elettrico (sul lato della domanda) con l’effettiva esistenza di una offerta concorrenziale adeguata. 4.2 Favorire nuova Produzione concorrenziale - La cessione delle tre Genco presenta ritardi e ancora difficoltà di realizzazione. Il loro ammodernamento richiederà comunque tempi più lunghi delle previsioni. Inoltre, le numerose domande per nuovi impianti sono ancora sulla carta e si prevede che la loro realizzazioni comporti anche qui tempi lunghi. Occorre accelerare procedure e tempi per l’autorizzazione alla loro entrata in esercizio. 4.3 Ampliare l’interconnessione con l’estero – Occorre eliminare gli ostacoli che oggi bloccano il collegamento o l’ampliamento delle linee elettriche italiane di trasporto con l’estero, trasferendo la proprietà degli elettrodotti al GRTN per evitare remore all’ampliamento da parte degli attuali proprietari, i quali (in pieno conflitto di interessi al loro interno) sono evidentemente interessati a scoraggiare l’importazione. 4.4 Ripristinare il potere contrattuale del Consumatore-importatore – Nel 2000, il potere contrattuale era nelle mani del Consumatore Italiano, il quale essendo assegnatario delle bande di importazione, ha avuto la possibilità di mettere in concorrenza fra loro i Fornitori esteri e scegliere quello più conveniente. Occorre ripristinare tale principio. Infatti, se la capacità di trasporto è lasciata nelle mani del Fornitore, sarà questi ad avere il potere contrattuale di mettere in concorrenza tra loro i Consumatori. Preferirà fatalmente i Consumatori disposti a pagare di più e praticherà ingiustificatamente prezzi superiori a quelli che lui stesso applica all’estero. E’ quanto già accaduto nel 2001. Nel 2001, è stato fatto un vero e proprio “regalo” ai Fornitori-Gestori esteri, ai quali è stato concesso di disporre del 50% delle capacità di trasporto elettrico verso l’Italia. Ciò ha consentito loro di aumentare il prezzo verso l’Italia anche di 40 lire/kwh, un aumento che moltiplicato per 12,5 Twh ha regalato all’estero 500 miliardi di lire senza contropartite per i Consumatori italiani. 4.5 Istituire il “Cliente Idoneo all’importazione” - Consentire a Clienti Finali aventi le caratteristiche sottoindicate (le quali assicurano l’utilizzo più corretto delle linee di trasmissione) di accedere all’importazione per il loro fabbisogno, con precedenza rispetto agli altri : - Consumatore Finale - 3 MW per Sito - 7000 ore/anno di utilizzo di ogni kw impegnato (o comunque 70% della potenza impegnata nelle singole fasce orarie) - alta “sensibilità” al costo elettrico (in quanto l’elettricità costituisce materia prima) 4.6 Prorogare le disposizioni connesse al “servizio di interrompibilità” – Prorogare oltre il 2001 il Provvedimento sulla destinazione alle utenze interrompibili del mercato libero, dell’energia da impianti CIP 6 al mercato libero, nella disponibilità del GRTN, aumentando la quota destinata all’interrompibilità “senza preavvisso” e riservamdo adeguate capacità “con preavviso” : ciò , tenuto conto degli adeguamenti degli impianti delle imprese interessate, adeguamenti nonm didponibili per l’anno 2001. Prorogare altresì il separato Provvedimento sulla possibilità dei Consumatori Finali che accettino le “interruzioni istantanee” di accedere alle capacità supplementari di importazione tenute in “riserva tecnica”. 4.7 Destinare i contratti pluriennali Enel-EdF al mercato libero – L’allargamento del mercato libero italiano, oltre le soglie indicate dalla Direttiva Comunitaria 92/96 CE sulla liberalizzazione elettrica, giustifica la proposta di destinare al mercato libero l’energia importata da Enel, a valere sui contratti pluriennali stipulati con EdF. AICEP chiede il trasferimento immediato da ENEL al GRTN dei contratti con mandato al GRTN di dare priorità di assegnazione di tale energia ai clienti idonei “sensibili”, ad un prezzo corrispondente al costo di acquisizione del Kwh. 4.8 Importazioni senza pedaggi - Il sistema di “Asta al rialzo”, previsto dalla Delibera 140/00 e cassato dal TAR e dal Consiglio di Stato era illegittimo e discriminatorio, perché finiva per allineare il costo dell’energia elettrica di importazione a quello stabilito per l’energia elettrica di produzione nazionale destinata alle categorie di utenza con tariffa più elevata. Ciò avrebbe – di fatto – escluso dalle importazioni le forniture a Clienti Finali aventi alta utilizzazione della potenza impegnata. Il sistema “pro quota” previsto dalla Delibera 219/00 (in sostituzione dell’Asta) consente un accesso alle importazioni – sia pure modesto - a tutti (e quindi anche ai Clienti Finali “sensibili” al costo elettrico) senza pagamento degli oneri dell’Asta. Il sistema “pro-quota” però non risponde ancora alle esigenze dei Clienti più “sensibili”, peraltro ulterior- mente penalizzati dalla applicazione di un coefficiente di razionamento uguale per tutti. E’ invece neces- sario stabilire un meccanismo pro-quota che tenga conto dell’entità della domanda e del profilo di prelievo del Cliente Finale. Altrimenti, si trascurano le Ordinanze del TAR e del Consiglio di Stato nella parte in cui impongono di tenere conto anche delle caratteristiche dei Clienti utilizzatori. 4.9 Premiare il miglior utilizzo della “potenza” – Occorre che l’Autorità per l’Energia ripristini il maggior riconoscimento dato a chi utilizza meglio la potenza impegnata, nello stabilire le Tariffe ed i corrispettivi di vettoriamento. E’ necessario, cioè, che l’Autorità riveda le sue decisioni sul sistema tariffario oggi basato su volumi globali della Categoria dell’Alta Tensione e prenda invece in considerazione i diversi segmenti in essa compresi, in funzione del grado di utilizzazione della potenza impegnata. Continuare a non considerare il grado di utilizzazione significa solo incentivare gli esportatori esteri a proporre in Italia i loro prezzi avendo per riferimento le Tariffe praticate sul mercato vincolato italiano. Il Regolatore del mercato deve valutare gli interessi legittimi degli utenti Clienti Idonei Finali “full-power”, i quali non sono assimilabili a quelli che utilizzano l’energia per uno o due turni di lavorazione giornaliera 4.10 Rinviare l’entrata in funzione della Borsa elettrica – Occorre rinviare l’entrata in funzione della Borsa elettrica all’epoca in cui un vasto numero di Produttori sarà operativo in Italia, in modo da garantire l’esistenza di una reale concorrenza. AICEP ribadisce altresì che la Borsa non è un Pool e che, anche a Borsa avviata ed operante, dovrà comunque essere salvaguardato il diritto del cliente idoneo ad optare per contratti fisici bilaterali con un fornitore (italiano o estero) liberamente scelto, senza nessuna limitazione per il regime di dispacciamento passante in tutti quei casi in cui ciò sia tecnicamente compatibile con la rete. 4.11 Sospendere il pagamento delle Componenti A per i consumatori “sensibili” al costo elettrico - Nello spirito dell’art.3/11 del decreto Bersani, occorre che il CIPE o il Ministero Industria diano le direttive di sospendere per le “attività ad alto consumo di energia” il pagamento di tutte le Componenti A e di qualsiasi onere improprio o di sistema estraneo ai costi della fornitura e/o del vettoriamento. Ciò si giustifica tenendo conto che – nel settore opposto – le sovvenzioni in essere concesse alla produzione non finiranno prima del 2006 . 4.12 Prorogare l’applicazione delle GR – La prevista abolizione a fine 2001 della componente di gradualità (GR) si trasformerebbe in una ulteriore penalizzazione della Tariffa del mercato vincolato per i grandi consumatori. Poiché la Tariffa è sovente presa a riferimento nel mercato libero, l’abolizione della GR finirebbe per influenzare anche il prezzo libero. Si chiede pertanto il mantenimento della GR. Scarica il file PDF Autore: Fonti: |
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