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Documentazione
» Lente di ingrandimento Statuto AICEP
Borse elettriche
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Manifesto del 30/01/2001 Manifesto MANIFESTO 2001 1. Situazione elettrica 2001 All’estero, continua ad esservi abbondanza di energia a basso prezzo, ma se ne possono importare quantitativi limitati perché la capacità di trasporto degli elettrodotti continua ad essere scarsa. Una tale situazione avvantaggia soprattutto lo Stato italiano (in quanto proprietario dell’Enel e come tale interessato a tenere alti i prezzi elettrici, fintantochè non avrà venduto a terzi le azioni, le centrali e gli elettrodotti del colosso elettrico, ex monopolista) Con un margine di sicurezza che dimezza la capacità di trasmissione, dopo aver privilegiato i contratti pluriennali dell’ENEL, regalato ai Gestori Esteri la disponibilità del 50% della capacità netta e soddisfatto perfino San Marino, la quantità disponibile per l’assegnazione ai clienti idonei in Italia si è trovata ridotta al 13% circa del totale. Di questa esigua capacità residua, inoltre, solo l’80% è stata ripartito su una base annuale “pro-quota” e assegnato “a fettine” a un numero elevatissimo di Consumatori, così creando ulteriori ostacoli ai Consumatori Finali che necessitano di contratti annuali. L’Italia ha accelerato la gradualità di apertura del mercato libero prevista dalla Comunità Europea e – secondo la proposta governativa oggi all’esame del Parlamento – fra pochi anni diverranno liberi anche i Piccoli Consumatori. Nel giro di due anni, il numero dei Clienti Idonei è passato dal livello di 300 ad oltre 1100, il numero dei Punti di Consegna Idonei, diretti o indiretti, è balzato da 700 a 7000, il cui consumo è passato da 38 a 92 Twh/anno, mentre l’energia di importazione assegnabile su base annua dal GRTN è, nell’attuale scenario, destinata a rimanere, ancora e troppo a lungo, segregata in un ristretto ambito, sceso dal livello dei 20 ai 10 Twh/anno, corrispondente a circa il 10% della capacita’ di interconnessione. Al di là dei desideri e delle dichiarazioni rese da alcuni rappresentanti delle Istituzioni, l’unica fornitura energetica economica a disposizione del sistema elettrico italiano è (e lo rimarra’ ancora per i molti anni che saranno necessari per smantellare la posizione dominante dell’ex-monopolista e delle sue recenti “mutazioni”) l’energia di importazione a costi più bassi (energia nucleare, idraulica, da carbone, ecc.). E’ una risorsa che è abbondante, ma che diventa scarsa a causa della limitata capacità di interconnessione dichiarata dall’Enel prima e dal GRTN oggi. Come tale, va assegnata a chi la può utilizzare al meglio e con costante regolarità in tutte le ore del giorno, per tutti i giorni dell’anno, in modo da “tener conto di valutazioni preferenziali meritevoli di tutela” (Newsletter IRS n.29/2000) ovvero di “rilevare una maggiore necessità della risorsa o un elemento di valutazione preferenziale della richiesta” ( Consiglio Stato, sez.6’, 1/12/2000) 2. Energivori : i veri grandi danneggiati da una politica energetica dissennata Gli unici veri grandi danneggiati da questa politica energetica sono rappresentati dal ridotto numero di Consumatori realmente elettro-dipendenti. Sono le Industrie che impiegano l’elettricità come materia prima insostituibile nelle loro produzioni. Per loro, un costo elettrico superiore a quello medio europeo le mette fuori mercato. Nel 2000, il vero volto della Concorrenza elettrica ha incominciato ad “affacciarsi” in Italia ed alcuni di essi hanno potuto apprezzarne i risultati, perché hanno finalmente potuto importare energia elettrica a prezzi europei. Ma è durata lo spazio di un anno, perché per il 2001 nuove regole hanno tentato e tentano di bloccare i benefici della concorrenza europea. L’importazione rimane sempre la sola fonte di approvvigionamento a minor prezzo, a cui possono attingere gli “Energivori” L’energia di produzione italiana, destinata al mercato libero è stata incrementata con l’energia ex CIP 6, ma questa non è ancora competitiva con l’energia di importazione. AICEP ritiene che se si continuerà con la politica della distribuzione di “briciole di kWh” a tutti, il problema non potrà fare altro che aggravarsi minacciando in maniera irreversibile la sopravvivenza in Italia delle imprese ad alta intensità energetica per le quali, - ai livelli di prezzo oggi raggiunti dalle forniture energetiche nazionali e nel contesto della competizione globale sui mercati internazionali - , non esiste alcuna realistica ipotesi di competitivita’ dei loro prodotti. I prezzi medi pagati nel 2001 dagli energivori sono superiori del 50% rispetto a quelli spuntati all’importazione nel 2000. Nel 2001, il Cliente Idoneo, che abbia potuto accedere alla situazione più favorevole rappresentata dall’acquisizione di energia “interrompibile” ex Cip 6, finirà a pagare un prezzo di almeno il 20-30% in più di quello pagato nel 2000 3. Principi da rispettare 3.1 Salvare le Industrie di Base – Purtroppo vi sono ulteriori casi di Industrie più “sensibili” al costo elettrico che hanno annunciato la chiusura dei propri impianti italiani. Dopo le chiusure di stabilimenti attuate negli ultimi anni da parte di Industrie del magnesio, del carburo di calcio, del cloro-soda, dello zinco elettrolitico e delle ferroleghe, chiudono anche altre Industrie che avevano atteso la liberalizzazione elettrica come l’ancora di salvezza. L’ultimo è il caso della Euroindel, l’Industria di Ospitale di Cadore (Belluno), produttrice di silicio metallico, indispensabile per la produzione di manufatti in alluminio che aveva finora mantenuto in Italia fabbricazioni fortemente concorrenziate da norvegesi, sudafricani, brasiliani e cileni. Sono tutte Industrie di Base per le quali l’elettricità è la materia prima principale. Come detto, senza di lei, il processo industriale non si attua. Sono aperte alla concorrenza internazionale, la quale all’estero paga l’elettricità anche meno della metà del prezzo dell’energia di origine italiana. Nello scorso anno 2000, non ci sono stati problemi con l’importazione dell’intero proprio fabbisogno; la mancata possibilità di continuare ad utilizzare quel contratto di fornitura elettrica anche per il 2001 rende impossibile ogni competizione alle imprese. Occorre che le Istituzioni prendano in debita considerazione questa situazione e questo diritto delle utenze che nel 2000 si erano impegnate con contratti pluriennali (che non costituivano alcun sussidio incrociato!). La mancata salvaguardia di queste Utenze costituisce una vera e propria discriminazione. 3.2. Salvare le Industrie di Base è salvare l’economia italiana - Cosa accade in Italia se le Industrie di Base di questo tipo chiudono ? Oltre a minore occupazione e minore industrializzazione, le chiusure determineranno anche disequilibri nella produzione elettrica italiana. Infatti, questo tipo di Industrie di Base, normalmente concentrate in specifiche aree geografiche, ritira l’energia in tutte le ore dell’anno, anche (e, in qualche caso, soprattutto) nelle ore del giorno e dell’anno in cui gli altri utenti, industriali o domestici, hanno “spento”. In conclusione, il mancato ritiro nelle ore meno utilizzate provocherà conseguenze anche nel sistema elettrico italiano. . Queste Industrie si salvano solo “lasciandole lavorare”. Cioè, garantendo loro che l’energia da consumare al loro interno possa essere da loro stesse approvvigionata presso i Fornitori più convenienti, in Italia o all’estero. Senza “balzelli” nè “forche caudine” obbligatorie. 4. Correttivi da apportare 4.1 Modifiche al Decreto Bersani - Occorre aver il coraggio di modificare il Decreto Bersani, per rendere compatibile il grado di apertura del mercato elettrico con l’esistenza di una offerta concorrenziale adeguata. In realtà, si stanno verificando ritardi nella nascita di nuove realtà produttive concorrenziali. La cessione delle tre Genco presenta ancora difficoltà di realizzazione. Il loro ammodernamento richiederà comunque tempi più lunghi delle previsioni. Inoltre, le numerose domande per nuovi impianti sono ancora sulla carta e – dati i tempi occorrenti per le autorizzazione – si prevede che la loro realizzazioni comporti anche qui tempi lunghi. In conclusione, un’offerta a prezzi concorrenziali potrà vedere la luce in Italia fra 5-10 anni. Una soluzione potrebbe essere rappresentata dal limitare l’accesso all’importazione a Clienti Finali, aventi caratteristiche particolari e cioè : alta utilizzazione della potenza impegnata e elevata incidenza dell’energia elettrica sui costi della loro produzione. 4.2 Premiare il miglior utilizzo della “potenza” – Occorre che l’Autorità per l’Energia ripristini il maggior riconoscimento dato a chi utilizza meglio la potenza impegnata, nello stabilire le Tariffe ed i corrispettivi di vettoriamento. E’ necessario, cioè, che l’Autorità riveda le sue decisioni sul sistema tariffario oggi basato su volumi globali della Categoria dell’Alta Tensione e prenda invece in considerazione i diversi segmenti in essa compresi, in funzione del grado di utilizzazione della potenza impegnata. Occorre inoltre che, nel rispetto dell’art.3/11 del decreto Bersani, il Ministero Industria stabilisca quali sono le “attività ad alto consumo di energia” e non faccia pagare loro tutti gli oneri generali afferenti il sistema elettrico. Ciò è quanto serve, come minimo, ai settori energivori Continuare a non considerare il grado di utilizzazione significa solo incentivare gli esportatori esteri a proporre in Italia i loro prezzi avendo per riferimento le Tariffe praticate sul mercato vincolato italiano. Il Regolatore del mercato deve valutare gli interessi legittimi degli utenti Clienti Idonei Finali full-power, i quali non sono assimilabili a quelli che utilizzano l’energia per uno o due turni di lavorazione giornaliera 4.3 Importazioni senza pedaggi - Il sistema di “Asta al rialzo”, previsto dalla Delibera 140/00 e cassato dal TAR e dal Consiglio di Stato era illegittimo e discriminatorio, perché finiva per allineare il costo dell’energia elettrica di importazione a quello stabilito per l’energia elettrica di produzione nazionale destinata alle categorie di utenza con tariffa più elevata. Ciò avrebbe – di fatto – escluso dalle importazioni le forniture a Clienti Finali aventi alta utilizzazione della potenza impegnata. Il sistema “pro quota” previsto dalla Delibera 219/00 (in sostituzione dell’Asta) consente un accesso alle importazioni – sia pure modesto - a TUTTI (e quindi anche ai Clienti Finali “sensibili” al costo elettrico) senza pagamento degli oneri dell’Asta. Il sistema “pro-quota” però non risponde ancora alle esigenze dei Clienti più “sensibili”, peraltro ulteriormente penalizzati dalla applicazione di un coefficiente di razionamento uguale per tutti. E’ invece necessario stabilire un meccanismo pro-quota che tenga conto dell’entità della domanda e del profilo di prelievo del Cliente Finale. Altrimenti, si trascurano le Ordinanze del TAR e del Consiglio di Stato nella parte in cui impongono di tener conto anche delle caratteristiche dei Clienti utilizzatori. 4.4 Prepararsi alla Borsa – Significa soprattutto valutare bene l’epoca della sua entrata in funzione. Infatti, dovrà rimanere uno strumento non obbligatorio, fintantochè una vasto numero di Produttori non sarà operativo in Italia, in moda da garantire l’esistenza di una reale concorrenza. In particolare AICEP : • si dichiara per principio contraria a qualsiasi meccanismo di Borsa obbligatorio, • ritiene che la Borsa possa funzionare solo in mercato equilibrato tra domanda ed offerta e con una offerta rappresentata da una pluralità di operatori tra di loro concorrenti, • condivide le preoccupazioni di quanti ritengono che l’attuale posizione dominante dell’ex monopolista fatalmente allineerebbe la Borsa sui più elevati livelli del prezzo dell’energia, creando nei nuovi potenziali produttori aspettative di mantenimento di prezzi che trovano la loro giustificazione solo nella inefficienza economico-strutturale del parco di generazione elettrica nazionale, • evidenzia che livelli di prezzo artificiosamente elevati rappresentano di fatto la negazione del diritto di sopravvivenza alle attività produttive più sensibili al costo dell’energia elettrica, oggi in grado di competere sul mercato globale solo grazie alle opportunità di energia a basso costo che sono riusciti ad importare nell’anno 2000, • ribadisce che, anche a Borsa avviata ed operante, debba comunque essere salvaguardato il diritto del cliente idoneo ad optare per contratti fisici bilaterali con un fornitore liberamente scelto, senza nessuna limitazione per il regime di dispacciamento passante in tutti quei casi in cui ciò sia tecnicamente compatibile con la rete. 5. Le aspettative e le istanze delle imprese “sensibili” al costo elettrico Le Imprese “sensibili” al costo elettrico attendono e chiedono : La compatibilità tra il previsto ampliamento dei Clienti idonei e l’esistenza di una offerta concorrenziale adeguata Il riconoscimento economico, nella Tariffa e nei corrispettivi di vettoriamento, dovuto a chi utilizza meglio la potenza La garanzia di potersi rifornire all’estero per la totalità del fabbisogno a prezzi comparabili con quelli che gli stessi loro fornitori sono in grado di praticare ai loro concorrenti europei: • quantomeno, l’adozione all’importazione di un meccanismo di assegnazione pro-quota che tenga conto dell’entità della domanda e del profilo di prelievo del Cliente Finale, • nell’immediato l’applicazione della Direttiva del Ministero Industria per l’assegnazione di bande di capacità supplementari con la clausola dell’interrompibilità. Il rispetto della capacità imprenditoriale dei Clienti Finali e della loro libera scelta di poter ricorrere tanto alla intermediazione di traders per i loro approvvigionamenti quanto a rapporti diretti con i produttori. La conferma del principio della non obbligatorietà della Borsa elettrica ed il rinvio dell’entrata in funzione della Borsa ad epoche in cui il mercato elettrico italiano risulterà equilibrato tra domanda ed offerta e l’offerta sarà rappresentata da una pluralità consistente di operatori tra loro concorrenti Il non assoggettamento dell’energia di importazione ad alcun onere improprio o di sistema estraneo ai costi della fornitura e/o del vettoriamento. Una seria analisi in sede di politica industriale delle loro condizioni operative sul mercato globale e l’accertamento della loro impossibilità di sopportare gli elevati livelli del costo elettrico derivanti, direttamente o indirettamente, dalle inefficienze ereditate dal monopolio elettrico. Un approfondito esame in sede europea della legittimità della riserva di capacità riconosciuta dalle autorità italiane ai contratti internazionali pluriennali di Enel e sulla legittimità o meno del contributo in conto “onere termico” riconosciuto dalla AEEG ad Enel anche sulle quote di energia elettrica importata in Italia. Il trasferimento immediato da ENEL al GRTN dei contratti pluriennali di importazione con mandato al GRTN di dare priorità di assegnazione di tale energia ai clienti idonei “sensibili”, ad un prezzo corrispondente al costo di acquisizione del kWh. Scarica il file PDF Autore: Fonti: |
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