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Documentazione
» Lente di ingrandimento Statuto AICEP
Borse elettriche
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Lettera del 26/07/2006 Lettera di Aicep Al Ministro dello Sviluppo Economico, On. Pierluigi Bersani, Via Veneto 33, 00187 Roma, fax 0647887964 Al Presidente della 10a Commissione del Senato, Sen. Aldo Scarabosio, scarabosio_a@posta.senato.it Al Presidente della Xa Commissione della Camera, On. Daniele Capezzone, capezzone_d@camera.it Al Presidente dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, Ing. Alessandro Ortis, P.za Cavour 5, 20121 Milano. fax 0265565278 La nostra Associazione, raggruppa 24 imprese energy intensive, operanti nei settori della metallurgia, della chimica, dei gas tecnici, del cemento e del vetro, - settori nei quali l’energia elettrica incide in maniera determinante sul costo finale dei prodotti; il consumo di elettricità per i loro processi produttivi, caratterizzati da prelievi a ciclo continuo pressoché costanti durante tutte le ore dell’anno, è pari al 10% circa del consumo industriale italiano. Sono tutte imprese industriali sensibili al costo dell’energia elettrica, aventi una propria fisionomia di prelievo, che ne determina una loro autonoma specificità e le diversifica sostanzialmente dalle altre utenze industriali manifatturiere. Le stesse imprese sono portatrici di interessi non sempre coincidenti con quelli della generalità dei consumatori industriali facenti capo alla Confindustria ed hanno quindi ritenuto - e ritengono tuttora - necessaria una propria aggregazione ad hoc per meglio rappresentare i loro problemi di natura energetica, strategicamente rilevanti per la loro sopravvivenza nel nuovo assetto del settore elettrico nazionale. Come la stessa Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas ha evidenziato nella sua recente relazione al Parlamento, le aziende italiane soffrono per l’incompiuto processo di liberalizzazione che troppo potere vede ancora sussistere nelle mani degli ex-monopolisti: la conseguenza è che in Italia i prezzi delle forniture energetiche ai grandi consumatori industriali non solo continuano a mantenersi anche più del 30% al di sopra della media europea, ma addirittura, se ci riferiamo ai livelli di prezzo vigenti in Italia agli albori della liberalizzazione (mediamente 43 €/MWh), dall’estate 1999 ad oggi essi sono più che raddoppiati per i grandi consumatori italiani ! Le imprese italiane energy intensive, per poter competere sui mercati internazionali, hanno la necessità di concreti e condivisi interventi di “politica industriale” che le mettano in condizione di poter acquistare elettricità a prezzi competitivi. In questo senso è indispensabile che in Italia vengano superate tutte le inerzie e i vincoli, anche istituzionali, che hanno finora impedito la formulazione di una visione unitaria del problema che associa la competitività delle imprese nazionali energy intensive alla strategicità del costo delle loro forniture energetiche. L’importazione dall’estero potrebbe essere l’unica fonte di energia a prezzi concorrenziali, se la necessaria capacità alle frontiere fosse destinata almeno in parte a quelle industrie “sensibili” che devono misurarsi con concorrenti europei che si approvvigionano a quelle stesse fonti. La capacità totale di interconnessione con l’estero, invece, è stata per la metà “regalata” ai gestori esteri, mentre il rimanente è destinato a contratti pluriennali preesistenti ( ex ENEL ) oppure messo all’asta: con il risultato che i prezzi si avvicinano a quelli nazionali, anche perché l’asta favorisce solo chi può permettersi di offrire il prezzo più alto, di fatto gli operatori del mercato che possono rivendere l’energia acquistata a prezzi ancora più alti. Una vera politica industriale delle istituzioni a ciò preposte, invece, dovrebbe mirare a salvaguardare le industrie ad alta intensità energetica che, pur essendo ad elevati livelli di tecnologia ed efficienza, rischiano di scomparire a causa del costo dell’energia. Il mercato elettrico italiano è ancora caratterizzato da bassi volumi reali di scambio; nella Borsa Elettrica, che sta faticosamente tentando di pervenire ad un funzionamento più efficace, è necessario che aumenti sensibilmente l’offerta, altrimenti i prezzi continueranno inevitabilmente ad essere guidati dai produttori dominanti. Solo il progressivo abbandono del prezzo marginale a favore di offerte di prezzo esplicito, con conclusione di negoziazioni col metodo del “pay as bid”, potrebbe dare un grosso scossone alla attuale situazione. In questo contesto AICEP intende richiamare l’attenzione sui seguenti principali punti del problema energetico delle imprese proprie associate, tre punti nodali di una politica industriale ed energetica mirata a quel recupero di competitività e di rilancio delle attività produttive nazionali che, stando alle dichiarazioni del Governo, sembra essere un concreto obiettivo primario della presente legislatura: • dare seguito a quanto dichiarato nella legge Marzano n.239/04 art.1 punto 3 lettera m., • attuare misure di salvaguardia per le categorie di grandi consumatori con diagramma di prelievo continuo, • dare risposte certe ed immediate alle domande di progetti per la costruzione di linee dirette di interconnessione con l’estero e riservare, nel frattempo, una congrua capacità di importazione alle imprese disponibili ad investire capitali propri nei suddetti progetti. Per una più approfondita presa di coscienza, AICEP intende continuare ad evidenziare i punti che seguono, come peraltro sta continuando a fare da più di due anni, nonostante il silenzio delle Istituzioni nei suoi confronti e nei confronti delle sue proposte, finora non considerate nemmeno degne di un cenno di risposta. A questo riguardo AICEP intende segnalare che, già da febbraio 2005, ha proposto alla DGERM del MAP una formula per stabilire, sulla base di un indice (IS) correlato a dati pubblici e verificabili, il diritto alla salvaguardia delle imprese ad alta intensità energetica più sensibili al costo delle loro forniture energetiche. Sembrerebbe quasi un atto di dovuto rispetto da parte delle istituzioni democratiche che, ad una precisa richiesta di un’associazione, seguisse una risposta che, eventualmente motivandone la non applicabilità, avanzasse delle possibili alternative di applicazione di una legge dello Stato, regolarmente approvata nel 2004 dai due rami del Parlamento della Repubblica . AICEP, in particolare, vuole richiamare l’attenzione sui seguenti punti: 1) Salvaguardia dei processi energy intensive La Legge 239/04 prevede espressamente “la salvaguardia delle attività produttive con caratteristiche di prelievo costanti, con alto fattore di utilizzazione dell’energia elettrica ed elevata sensibilità al costo dell’energia”; l’enunciazione è rimasta sulla carta, in quanto non è più stata seguita da alcun provvedimento concreto. A questo proposito si ricorda quanto fatto recentemente in Francia, malgrado là le tariffe siano già nettamente inferiori a quelle italiane: con la benedizione del Governo francese e della Commissione UE è stata costituita la società Exeltium, che riunisce sette gruppi industriali di grandi consumatori, con circa 200 impianti sul territorio francese per un consumo totale di 28 TWh /anno: dal 1° gennaio del prossimo anno potrà approvvigionarsi di elettricità a prezzi convenzionati presso i maggiori produttori francesi ed europei. Anche HLG, il gruppo ad alto livello istituito dalla UE per l’energia, l’ambiente e la competitività, ha delegato un apposito sottogruppo ad occuparsi espressamente dei contratti per gli energy intensive. Tutto questo significa che per la UE il problema è reale: per l’Italia, in più, esso è particolarmente urgente. Suscita qualche speranza il fatto che il Ministero dello Sviluppo Economico, nell’esporre nei giorni scorsi il suo programma nel settore energetico ha citato tra i problemi che si devono risolvere proprio quello delle industrie energy intensive, elencando anche le tipologie delle lavorazioni, che corrispondono a quelle delle aziende aderenti all’AICEP. Tale speranza, tuttavia, allevia solo in parte la certezza di una realtà in cui, di fatto, è venuta praticamente a mancare anche la possibilità di avere assegnazioni di capacità di trasporto per poter importare a prezzi ragionevoli una parte dell’energia necessaria ai processi: i meccanismi d’asta utilizzati negli ultimi tempi per le assegnazioni hanno infatti avuto l’unico risultato di far lievitare i prezzi a tutto vantaggio dei grandi produttori di energia, dei traders e dei gestori di rete stranieri. 2) Onerosità dei costi accessori della fornitura elettrica I costi di trasporto e dispacciamento hanno raggiunto livelli ormai esorbitanti e non giustificabili per il servizio prestato, almeno per gli utenti di tipo AICEP. A titolo di esempio una sola delle tante voci che compongono questi costi complementari nel mese di aprile ha raggiunto il valore di quasi 7 €/MWh (“corrispettivo per l’approvvigionamento delle risorse nel mercato per il servizio di dispacciamento” secondo l’art.43 dell’allegato A alla delibera AEEG 48/04 ). Oltre al valore assoluto completamente sproporzionato si deve rilevare l’impossibilità, per le imprese consumatrici, di prevedere il vero costo dell’energia acquistata: questi valori vengono fissati a posteriori; ci sono alcuni soci che in questi giorni hanno ricevuto addebiti per conguagli di corrispettivi riferiti all’esercizio 2004, con problemi non semplici di budget e di bilancio. AICEP chiede che le utenze industriali paghino soltanto per l’effettivo sbilanciamento che esse stesse eventualmente possono provocare al sistema e non vengano penalizzate per disfunzioni addebitabili ad altre cause. Non si può dimenticare, poi, che a questi costi si aggiungono tutti gli oneri di sistema che impropriamente gravano sui consumatori di energia, invece che più correttamente sulla fiscalità ordinaria, oltre a quelli derivanti dallo Schema di Emission Trading (ETS) che penalizza particolarmente l’Italia e che i produttori di elettricità, non essendo esposti ad alcuna reale concorrenza, si limitano a trasferire nella bolletta dei consumatori. In tale ottica, sarebbe anche necessario poter disporre di una oculata normativa per le reti interne private di utenza che non aggravi indebitamente i costi delle utenze produttive ubicate all’interno di siti industriali che siano anche sede di generazione elettrica e di calore. Per tali utenze, infatti, sembrerebbe più equo che tutti gli oneri accessori (trasporto, dispacciamento, maggiorazioni, ecc.) fossero applicati esclusivamente sul flusso fisico di elettricità all’interfaccia con la rete pubblica con obbligo di connessione a terzi. 3) Merchant lines. L’ultima speranza di potersi approvvigionare di energia a prezzo competitivo era quella di costruire linee private di interconnessione con l’estero per permettere l’acquisto diretto di energia a prezzi vicini a quelli dei concorrenti europei. Dopo 3 anni dalla presentazione dei progetti, però, nonostante le ingenti spese sostenute dalle imprese per lo studio e la progettazione necessari per predisporre la documentazione richiesta, nulla di concreto ancora si sa sulla possibilità o meno di realizzare davvero questi progetti. AICEP ritiene che, a valle del Decreto Ministeriale n.256 dell’ottobre 2005, si debba finalmente dar corso alla fase attuativa, dando la priorità alle imprese aventi diritto al regime di salvaguardia, semmai l’MSE si deciderà a stabilire i limiti e/o i requisiti necessari per l’accesso delle imprese a tale regime previsto dalla legge. Ove così non fosse in tempi brevi, sarebbe lecito ottenere almeno il rimborso degli ingenti costi di progettazione finora sostenuti dalle Aziende per la definizione di queste iniziative di investimento. Come chiaramente esposto dall’AEEG al Parlamento in occasione della recente presentazione della sua relazione annuale, per poter conservare in Italia il valore aggiunto dei processi industriali energy intensive occorre impostare una seria politica energetica industriale. A questo riguardo AICEP non solo condivide pienamente la necessità di instaurare un clima di interrelazioni più strette e a “ciclo continuo” tra Autorità, Governo e Parlamento, ma ritiene che ciò sia il presupposto imprescindibile per dare vita, da subito, ad una concreta politica nazionale che, pur nel rispetto dei principi UE, sappia salvaguardare gli interessi italiani, …almeno nella stessa misura normalmente adottata dai nostri cugini francesi, spagnoli, ecc., con l’esplicito supporto delle loro istituzioni nazionali. Tutto ciò considerato, AICEP chiede di poter affrontare apertamente e concretamente tutte le problematiche che affliggono le imprese proprie associate in uno specifico tavolo di lavoro in cui, una volta per tutte, possa essere trovato dalle Istituzioni il tempo e lo spazio per ascoltare e tentare di avviare a soluzione i problemi delle attività industriali ad alta intensità energetica. Nella speranza che il presente appello, infine, possa essere raccolto con la debita attenzione, e ribadendo la più ampia e completa disponibilità della nostra Associazione al dialogo e alla analisi congiunta per una condivisa ricerca delle possibili soluzioni delle problematiche sopra esposte, porgiamo i nostri migliori saluti. Il Presidente di AICEP Ing. Nino Gio Battista Morgantini Autore: Ing. Nino Gio Battista Morgantini Fonti: |
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