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Statuto AICEP

  • Edizione 2006


  • Borse elettriche








    Osservazioni del 13/02/2008

    Le richieste di Aicep di Nino G.B. Morgantini


    L’Aicep (Associazione Italiana Consumatori Energia di Processo) ha più volte denunciato il divario eccessivo tra l’Italia e il resto d’Europa sui costi dell’energia elettrica.

    Nel settore del vetro, per esempio, i prezzi pagati dalla stessa azienda per l’energia elettrica resa ai punti di prelievo in vari Paesi europei hanno avuto negli ultimi anni un andamento che conferma questa situazione (si vedano i grafici disponibili sul sito di QE).

    L’Aicep da tempo chiede - e spera che il nuovo Governo (di qualunque colore esso sia) riesca finalmente a farlo - che venga definita la “categoria delle aziende ad alta intensità energetica” (vedi legge 239/04 al punto 3 lettera m), per le quali occorre adottare rapidamente delle misure idonee alla loro sopravvivenza nel nostro Paese e a scongiurarne il progressivo declino.

    Quali sono le problematiche da risolvere e quali i suggerimenti per attuare quanto occorre in uno scenario di salvaguardia, in attesa che i mercati energetici diventino veramente liberi e concorrenziali a livello europeo? I sette punti che seguono ne elencano quelle fondamentali.

    Primo.

    Il mercato elettrico italiano è ancora caratterizzato da bassi volumi reali di scambio; nella Borsa Elettrica, che sta faticosamente tentando di pervenire ad un funzionamento più efficace, è necessario che aumenti sensibilmente l’offerta, altrimenti i prezzi continueranno inevitabilmente ad essere guidati dai produttori dominanti.

    Solo il progressivo abbandono del prezzo marginale a favore di offerte di prezzo esplicito, con conclusione di negoziazioni col metodo del “pay as bid”, potrebbe dare un grosso scossone alla attuale situazione.

    Secondo.

    L’importazione dall’estero potrebbe essere l’unica fonte di energia a prezzi concorrenziali se la capacità alle frontiere fosse destinata, almeno in parte, a quelle industrie “sensibili” che devono misurarsi con concorrenti europei, che si approvvigionano a quelle stesse fonti.

    La capacità totale di interconnessione con l’estero, per la metà “regalata” ai gestori esteri e per il resto messa all’asta, provoca prezzi dell’elettricità ormai prossimi a quelli nazionali: l’asta favorisce solo chi può permettersi di offrire il prezzo più alto e cioè, di fatto, solo quegli operatori del mercato che possono rivendere l’energi acquistata a prezzi ancora più alti.

    Terzo.

    I costi di trasporto e dispacciamento hanno raggiunto livelli ormai esorbitanti e non giustificabili per il servizio prestato, almeno per gli utenti di tipo Aicep.

    E’ necessario che le utenze industriali paghino soltanto per l’effettivo sbilanciamento da esse eventualmente provocato al sistema e non siano penalizzate per disfunzioni addebitabili ad altre cause.

    Quarto.

    A questi costi si aggiungono tutti gli oneri di sistema che impropriamente gravano sui consumatori di energia, invece che più correttamente sulla fiscalità ordinaria, oltre a quelli derivanti dallo Schema di Emission Trading (ETS) che penalizza particolarmente l’Italia e che i produttori di elettricità, non essendo esposti ad alcuna reale concorrenza, si limitano a trasferire nella bolletta dei consumatori.

    Quinto.

    Al fine di incentivare lo spostamento di consumo dalle ore di alto carico (quando la rete elettrica è congestionata e gli impianti di produzione sono al limite della capacità) verso le ore di medio e basso carico (quando le reti di trasmissione e distribuzione sono scariche ed una buona parte degli impianti devono essere addirittura fermati per eccesso di potenza disponibile), gli oneri di sistema, in particolare le perdite di energia in rete, dovrebbero essere ripartiti in maniera differenziata nelle fasce orarie.

    Ciò permetterebbe di appiattire il diagramma di carico, con conseguenti notevoli vantaggi su tutto il fronte del sistema elettrico nazionale, sia per quanto riguarda la produzione che il trasporto e distribuzione dell’energia elettrica.

    Sesto.

    L’ultima speranza di potersi provvigionare di energia a prezzo competitivo era quella di costruire linee private di interconnessione con l’estero per permettere l’acquisto diretto di energia a prezzi vicini a quelli dei concorrenti europei.

    Dopo più di 3 anni dalla presentazione dei progetti, però, nonostante le ingenti spese sostenute dalle imprese per lo studio e la progettazione necessari per predisporre la documentazione richiesta, restano ancora molte incertezze sulla possibilità di realizzare davvero questi progetti.

    AICEP ritiene che si debba finalmente dar corso alla fase attuativa e, nel suddetto spirito di salvaguardia, dare la priorità alle imprese energy intensive.

    Settimo.

    Ulteriore interessante possibilità (in analogia con quanto già avviato in altri paesi UE e anche in Italia per le attività energivore ubicate in Sardegna) potrebbe essere quella di promuovere consorzi di imprese da associare a progetti di realizzazione di nuove grandi centrali nucleari o a carbone pulito e, a fronte della partecipazione ai progetti, garantire loro forniture elettriche a prezzo prefissato fino alla messa in servizio degli impianti.

    Presidente di Aicep

    Autore: Nino G.B. Morgantini

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