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Lente di Ingrandimento
Energivori e nucleare
di Nino G.B. Morgantini
Le dichiarazioni del ministro, Claudio Scajola, all’assemblea di Federacciai e la volontà di spingere sul nucleare dichiarata dall’a.d. dell’Enel, Fulvio Conti, fanno intravedere all’AICEP (Associazione Italiana Consumatori di Energia di Processo) qualche barlume di luce alla fine di un lungo tunnel, dal quale le aziende italiane devono uscire quanto prima.
Ormai risulta acquisito dalle Istituzioni il grande divario tra i prezzi italiani e quelli degli altri Paesi europei.
E’ tempo di prendere in seria considerazione anche gli aspetti economici legati all’energia, elemento di primaria importanza per la crescita del Paese.
Senza niente togliere alle problematiche ambientali ed alla assoluta necessità di prevedere degli sviluppi sostenibili, ci sembra che il programma dell’attuale Governo, confermato anche dal sottosegretario allo
Sviluppo Economico, Ugo Martinat al Forum Rinnovabili 2008 organizzato da Business International a Roma il 18 giugno, di voler perseguire un obiettivo al 2020 di produzione d’energia con il 25 % da fonti
rinnovabili, 25 % nucleare, 50 % da fonti fossili, sia ben equilibrato.
Giusto che si vada verso le rinnovabili, ma per proteggere adeguatamente il pianeta dall’effetto serra cosa c’è di meglio del nucleare? Percepire un nuovo clima, che non lo demonizza più, fa sperare in un futuro dove si potranno soddisfare nel contempo le esigenze dell’ambiente e della competitività.
D’altra parte il nucleare è una fonte “rinnovabile” o, se proprio non vogliamo chiamarla così, potremo chiamarla “assimilabile”, come fu chiamato il gas in cogenerazione ai tempi del famoso ed oggi “famigerato”
CIP 6, che all’epoca fu tanto utile per risolvere gravi problemi di copertura del fabbisogno d’energia elettrica, problemi forse in gran parte provocati proprio dall’abbandono dell’atomo a seguito del referendum del 1987.
Occorre tuttavia tener presente che le fonti rinnovabili si giustificano solo per il
bene dell’ambiente; e se il pianeta è un bene comune e deve essere salvato, questo deve avvenire con il contributo di tutti, in funzione delle rispettive capacità contributive e non proporzionalmente all’energia consumata.
Si mettano quindi i costi degli incentivi sulla fiscalità generale invece che sulle
bollette dei consumatori e si continuino a sviluppare con impegno le energie rinnovabili, con l’obiettivo di abbatterne i costi fino al livello di quelli dell’energia da fonti fossili.
L’accoppiata nucleare e rinnovabili è certamente vincente.
Aicep plaude anche alle dichiarazioni del ministro, in base alle quali:
“Sono prossime al traguardo una serie di misure per agevolare i contratti di fornitura di lunga durata,
rendere possibile l'acquisto a termine di energia, accrescere la trasparenza del mercato dei servizi di dispacciamento, favorire la diffusione delle forniture interrompibili”, misure che sono da considerarsi “conditio sine qua non” per far arrivare vive le aziende ad alta intensità energetica fino al raggiungimento dei tempi migliori di cui abbiamo parlato sopra.
“Con questi e altri interventi intendiamo
ridurre stabilmente il costo dell'energia elettrica, con benefici per la competitività dell'intero sistema produttivo, per i redditi delle famiglie e anche per la difesa dell'ambiente", ha aggiunto il ministro. Riteniamo e speriamo che in questi programmi si possa intravedere la possibilità di partecipazione dei grandi consumatori industriali alla realizzazione assieme a società del mestiere, Enel, Edison, A2A o altri, di impianti nucleari.
Come è già stato fatto dal consorzio Exeltium in Francia.
Incominciando fin da ora a negoziare e stipulare contratti di lungo termine a condizioni economiche, che tengano conto di quanto siano preziosi, per un produttore d’energia elettrica, consumatori che marciano regolarmente, con potenza pressoché costante, per quasi tutte le ore dell’anno.
Consumatori “ideali” per essere
abbinati alla produzione nucleare.
Una maggior trasparenza nel MSD è a sua volta necessaria, perché gli attuali costi dei servizi di dispacciamento, addebitati in maniera indifferenziata sui consumi, qualunque siano state le modalità di prelievo, sono esageratamente alti.
Favorire la diffusione delle cosiddette forniture interrompibili è un’altra cosa ottima, perché ricevere un servizio immediatamente disponibile, in caso di necessità, da chi può interrompere il prelievo è molto meglio che averlo da impianti di riserva, che avranno sempre un tempo di avviamento e che probabilmente costano di più.
Oltre al contenimento dei costi di produzione, è poi necessario rivedere anche l’impatto degli oneri generali di sistema sul prezzo complessivo dell’energia elettrica resa al punto di prelievo.
I costi di trasmissione, distribuzione, dispacciamento, nonché le componenti A e corrispettivi di vario genere
incidono fortemente sulle bollette elettriche in Italia, dove sono nettamente più alti che in altri Paesi europei.
Buona parte delle componenti A sarebbe più giusto che fossero inglobate nella fiscalità generale invece di gravare direttamente sui consumi d’energia elettrica.
Queste ed altre cose Aicep aveva già chiesto con varie lettere ai Governi precedenti, ma senza nessun seguito.
Forse i tempi non
erano maturi.
Oggi la consapevolezza dell’attuale Governo che qualcosa di concreto vada fatto ci fa sperare che sia la volta buona. Le imprese energivore, che risentono maggiormente della situazione attuale di crisi, restano in attesa.
Il Presidente Aicep
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